Tarocchi Visconti-Sforza
I Tarocchi Visconti-Sforza: Storia, Arte e Influenza di un Capolavoro del Quattrocento- Origine e contesto storico

I Tarocchi Visconti-Sforza rappresentano il più antico gruppo di tarocchi sopravvissuti fino a noi, databili tra il 1439 e il 1465 circa. Furono commissionati nell’ambiente raffinato della corte milanese, uno dei centri culturali più influenti del Rinascimento italiano. La loro creazione è legata a due figure chiave: Filippo Maria Visconti, ultimo duca della casata viscontea, e Francesco Sforza, suo successore e genero, che sposò Bianca Maria Visconti nel 1441.
Questi mazzi di carte furono originariamente concepiti non come strumenti di divinazione, ma come giochi di corte di grande prestigio, noti con il nome di carte da trionfi. Erano utilizzati per il ludus triumphorum, un intrattenimento nobiliare che univa abilità, allegoria e prestigio estetico. Oltre al valore ludico, i mazzi avevano anche una funzione simbolica: riflettevano l’ideologia e il potere della famiglia ducale, e venivano spesso offerti come doni diplomatici o nozze aristocratiche.
Autore e stile artistico
L’autore più probabile di questi straordinari mazzi fu Bonifacio Bembo, pittore di grande talento, attivo alla corte viscontea e sforzesca tra il 1442 e il 1477. Membro di una bottega specializzata nell’arte religiosa e cerimoniale, Bembo realizzò queste carte su cartoncino decorato con foglia d’oro e d’argento, utilizzando pigmenti pregiati e uno stile tipico del gotico internazionale, ancora presente nella Lombardia dell’epoca.
Le figure sono vestite con abiti nobiliari del tempo, ricchi di dettagli e riferimenti alla cultura cortese. Ogni carta è un piccolo capolavoro miniato, in cui si fondono realismo, allegoria e idealizzazione estetica.

Composizione, conservazione e varianti
Il mazzo tradizionale dei tarocchi Visconti-Sforza era composto da 78 carte: 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori. Tuttavia, non ci è giunto completo. Oggi 74 carte sono sopravvissute, mancano all’appello: Il Diavolo, La Torre, il Tre di Spade e il Cavaliere di Denari.
Queste carte superstiti sono oggi suddivise in tre importanti collezioni:
- Pierpont Morgan Library (New York): 35 carte
- Accademia Carrara (Bergamo): 26 carte
- Casa Colleoni (Bergamo): 13 carte
Questa particolare distribuzione ha fatto sì che il mazzo principale sia spesso denominato “Pierpont Morgan – Bergamo”.

Dettagli e confronti storici
È importante precisare che i Tarocchi Visconti-Sforza non sono il primo mazzo di carte da trionfi mai realizzato, ma sono il più antico giunto fino a noi in condizioni relativamente integre. Si presume infatti che esistessero altri mazzi ancora precedenti o contemporanei, oggi perduti o frammentari.
Altri mazzi antichi noti, anche se successivi o incompleti, includono:
- Tarocchi di Charles VI (detti anche “Gringonneur”): probabilmente realizzati nella seconda metà del Quattrocento, a lungo erroneamente datati come anteriori.
- Mazzo di Ercole I d’Este: frammentario, conservato a Modena, la cui datazione resta incerta ma comunque molto antica.
- Tarocchi di Budapest e Cary-Yale: due mazzi attribuiti sempre alla sfera viscontea, probabilmente anteriori o contemporanei al mazzo Pierpont Morgan, ma con dubbi sulla composizione originale e la cronologia esatta.
Impatto storico e simbolico
Il valore dei Tarocchi Visconti-Sforza non è solo artistico, ma anche culturale e simbolico. Essi costituirono il modello iconografico e gerarchico per tutti i mazzi di tarocchi successivi, influenzando profondamente sia la grafica delle carte sia la struttura degli Arcani Maggiori, come visibile nel più tardo e celebre Tarocco di Marsiglia.
In origine strumenti di gioco e rappresentazione nobiliare, questi tarocchi assunsero nei secoli successivi una valenza esoterica e simbolica, specialmente a partire dal XVIII secolo, quando furono reinterpretati in chiave occultista da autori francesi come Antoine Court de Gébelin e Jean-Baptiste Alliette (Etteilla).

Scheda riassuntiva
| Aspetto | Descrizione |
|---|---|
| Quando | Tra il 1440 e il 1465 circa |
| Dove | Milano, corte Visconti–Sforza |
| Chi | Filippo Maria Visconti e Francesco Sforza |
| Autore | Bonifacio Bembo e bottega |
| Funzione | Carte di lusso per il gioco e la rappresentazione del potere |
| Tecnica | Pittura su cartoncino con oro e argento, stile gotico internazionale |
| Eredità | Modello per i tarocchi successivi, ponte tra gioco e simbologia esoterica |
Analisi simbolica di alcuni Arcani Maggiori
Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi Visconti-Sforza, pur non nati con finalità esoteriche, presentano un ricco impianto simbolico che riflette la cultura umanistica, l’ideologia politica e la visione del mondo del Quattrocento lombardo. Ogni figura incarna un valore morale, un concetto filosofico o una virtù civica, in linea con la mentalità cortese e rinascimentale.
Ad esempio, Il Bagatto (Il Mago), raffigurato come un giocoliere o artigiano, simboleggia l’ingegno umano e la capacità di trasformazione della realtà, un richiamo implicito all’homo faber del Rinascimento. La Papessa e L’Imperatrice, figure femminili potenti e solenni, suggeriscono l’importanza della sapienza velata e della regalità temperata, forse anche con riferimenti all’autorità religiosa e all’influenza delle donne nella cultura cortese.
Il ciclo delle virtù – Forza, Temperanza, Giustizia, Prudenza (quest’ultima talvolta sostituita da figure affini) – assume un ruolo centrale nella narrazione simbolica del mazzo: non si tratta di mere allegorie, ma di ideali etici ai quali il cortigiano e il sovrano dovevano ispirarsi. La Ruota della Fortuna esprime l’instabilità del potere e della sorte, un tema molto sentito in un’epoca in cui i destini politici potevano mutare bruscamente.
Infine, carte come Il Matto (un mendicante vestito di stracci) o L’Eremita (simbolo della sapienza solitaria e del tempo che passa) introducono una dimensione più esistenziale, prefigurando i successivi sviluppi mistici ed esoterici che i tarocchi subiranno nei secoli successivi. Anche se il significato occulto sarà elaborato solo a partire dal XVIII secolo, la struttura simbolica dei Visconti-Sforza fornisce già un linguaggio visivo archetipico, destinato a ispirare generazioni di artisti, mistici e studiosi.
Analisi simbolica degli Arcani Maggiori dei Tarocchi Visconti-Sforza delle carte sopravvissute.
Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi Visconti-Sforza, come dicevamo, sono espressioni di valori, ideali e simbolismi profondi, intrisi di riferimenti alla cultura medievale e rinascimentale, nonché alla tradizione cortese. Ogni figura rappresenta un archetipo della condizione umana, della politica e delle virtù. Qui di seguito, analizziamo in dettaglio i significati delle carte più emblematiche che sono sopravvissute.

0. Il Matto
Descrizione iconografica:
Nel mazzo Visconti-Sforza, il Matto appare come una figura maschile, dall’aspetto trasandato e selvatico:
- Abbigliamento: indossa abiti logori e laceri, spesso raffigurato con i pantaloni strappati o senza scarpe. Questo indica un distacco dalle convenzioni sociali.
- Capelli e barba: lunghi e disordinati, accentuano il suo aspetto folle o ascetico.
- Nei capelli dell’uomo sono infilate alcune piume, e l’immagine è chiaramente ispirata alla Stultitia dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni.
- Accessori: non ha il classico bastone con fagotto che si vede nei tarocchi più tardi (come i Rider-Waite), ma a volte porta un bastone semplice. In alcune versioni è seguito da animali (come cani o felini) che gli mordono le gambe o i pantaloni.
- Espressione: lo sguardo può apparire assente, visionario o selvaggio, suggerendo una mente “fuori dagli schemi” o “fuori dal mondo”.
- Realizzato intorno al 1450 per la corte dei Visconti e Sforza, probabilmente da Bonifacio Bembo (in parte integrato successivamente da Antonio da Cicognara) marikanmaiellaro7.wixsite.com+15scudit.net+15reteimprese.it+15.
- Il mazzo Pierpont‑Morgan di New York è il più completo della serie Visconti‑Sforza e include la carta del Matto insieme a altri Trionfi di quel periodo Tarologia Evolutiva+15scudit.net+15popovina.blogspot.com+15.
- In alcune varianti ferraresi e lombarde del mazzo, il Matto risulta raffigurato come un buffone tormentato da ragazzini o come mendicante gozzuto, in riferimento alla zona prealpina (gozzo = gozzo, rigonfiamento)
Significato simbolico e interpretativo:
Il Matto nel mazzo Visconti-Sforza è spesso privo di numero, o indicato come 0 o lasciato non numerato. Questo perché rappresenta l’inizio e la fine, il caos originario, o l’infinito potenziale.
Temi principali:
- Marginalità: il Matto è un outsider, non integrato nella società. Può essere visto come un vagabondo, un folle, o un saggio errante.
- Libertà assoluta: non è legato alle regole. La sua follia può essere interpretata come follia mistica, libertà spirituale o insensatezza totale.
- Inizio del viaggio: nei tarocchi esoterici successivi (come nel mazzo Rider-Waite), il Matto rappresenta l’inizio del cammino iniziatico, il “viaggio dell’anima”. Nei Visconti-Sforza, questo significato è meno esplicito, ma comunque presente in filigrana.
- Stoltezza e innocenza: può indicare l’inconsapevolezza, l’ingenuità o la saggezza che nasce dal distacco totale dal mondo materiale.
Contesto storico:
Nei tarocchi medievali e rinascimentali, la figura del folle era ambivalente: da un lato rappresentava l’escluso, lo “scemo del villaggio”, dall’altro era spesso associato a una forma di conoscenza alternativa, simile al buffone di corte che poteva dire verità che agli altri erano proibite.
Curiosità:
- Nei Tarocchi Visconti-Sforza il Matto non è sempre incluso in tutti i mazzi completi, perché alcune carte sono andate perdute nel tempo. Tuttavia, nelle versioni più complete, il Matto è riconoscibile proprio per la sua iconografia distintiva e lo stile pittorico del XV secolo lombardo.
- È una delle prime rappresentazioni iconografiche che pone la follia come concetto filosofico, oltre che sociale o psicologico.
1. Il Bagatto (Il Mago)
Rappresenta l’abilità e l’ingegno umano. Il Bagatto è un artigiano che possiede gli strumenti del mestiere, ma anche una magia simbolica che trasforma la realtà. Questa carta può suggerire il potere della mente, dell’intelletto e della creatività pratica, oltre a un richiamo alla manipolazione dei destini. L’immagine, che lo mostra con una bacchetta o uno strumento, simboleggia la capacità di dominare le circostanze.

II. La Papessa
La Papessa è una figura che incarna la sapienza nascosta, il mistero e la conoscenza esoterica. Come figura femminile di potere, la Papessa rappresenta la saggezza spirituale che va oltre la conoscenza terrena e superficiale. La sua posizione all’interno del mazzo potrebbe essere una chiara allusione alla religione, ma anche alla forza nascosta delle donne nel panorama politico e culturale dell’epoca.
III. L’Imperatrice
Simbolo di potere, abbondanza e prosperità, l’Imperatrice rappresenta la figura materna che dà vita e nutre. È la forza creativa e generativa, la regina del mondo materiale e delle risorse. In una lettura allegorica, essa può suggerire la giustizia sociale e la protezione, incarnando i valori della famiglia nobiliare.

IIII. L’Imperatore
Come l’Imperatrice, l’Imperatore rappresenta l’ordine, il comando e la giustizia. Questa carta riflette l’autorità politica, simbolizzata da un uomo saggio e forte che governa il suo territorio con mano ferma. Può anche essere vista come il punto di equilibrio tra l’ordine divino e l’ordine terreno, suggerendo la stabilità che solo il giusto governante sa instaurare.
X. La Ruota della Fortuna
La Ruota della Fortuna rappresenta l’instabilità del destino e il cambiamento ciclico. In un contesto storico come quello dei Visconti-Sforza, essa rimanda alla volatilità del potere e alla consapevolezza che ogni ascesa politica è seguita da una possibile caduta. La carta ricorda la necessità di adattarsi ai cambiamenti e di accettare l’incertezza della vita.
XI. La Forza
La carta della Forza è il simbolo dell’autocontrollo, del coraggio e della maestria sulle proprie passioni. Rappresentata spesso come una donna che domando un leone, questa carta suggerisce che la vera forza non sta nell’uso della violenza, ma nella capacità di dominare la propria natura istintiva e di gestire le emozioni.
VIII. La Giustizia
La Giustizia, raffigurata con una bilancia e una spada, simboleggia l’equilibrio, l’imparzialità e la legge. È la carta che esprime la necessità di agire con integrità, di fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni e di mantenere l’equilibrio nelle decisioni. In un’epoca in cui il diritto e il potere erano legati, questa carta rifletteva il desiderio di giustizia universale e di equità.
VIIII. L’Eremita
Il saggio solitario che si ritira nel deserto per meditare. L’Eremita rappresenta il conoscente distacco dal mondo materiale, il cammino interiore e la ricerca della verità profonda. In un’epoca di tumultuosi cambiamenti politici e sociali, questa carta invita alla riflessione interiore e alla ricerca del senso profondo dell’esistenza.

XIII. La Morte
La Morte è simbolo di trasformazione, fine di un ciclo e inizio di uno nuovo. Sebbene spaventi, la carta non indica la fine della vita, ma piuttosto una trasformazione radicale, un cambiamento inevitabile. In un contesto storico come quello dei Visconti-Sforza, essa potrebbe simboleggiare anche il cambiamento della dinastia e la fine di un’epoca.
XV. Il Diavolo
Anche se la carta del Diavolo non è sopravvissuta nel mazzo Visconti-Sforza, si può inferire che la figura del Diavolo, tradizionalmente rappresentata come un’entità che incarna la tentazione e il peccato, fosse un richiamo alla corruzione morale e ai pericoli dell’eccesso di potere. La sua assenza nel mazzo superstite potrebbe rappresentare una mancanza di consapevolezza dell’individuo riguardo i pericoli della tentazione.
XVIIII. Il Sole
Il Sole è simbolo di verità, illuminazione e felicità. Essa porta chiarezza dove c’era oscurità, speranza dove c’era incertezza. Nei contesti medievali e rinascimentali, il Sole rappresentava anche la divinità e il potere supremo che guida l’uomo verso la verità, oltre a evocare il concetto di luce divina che illumina il cammino della conoscenza.
Conclusione simbolica
Le carte degli Arcani Maggiori dei Tarocchi Visconti-Sforza, pur essendo state concepite principalmente come strumento di gioco, contengono un complesso sistema di simboli che parlano della vita, della politica, delle virtù e dei vizi umani. L’influenza di queste immagini è stata profonda, non solo nella cultura del Rinascimento, ma anche nella successiva evoluzione dei tarocchi come strumento esoterico. Ogni carta riflette le tensioni tra la saggezza divina e le contraddizioni dell’umano destino, offrendo una visione del mondo in cui l’individuo è chiamato a superare le sfide della vita con virtù, intelligenza e forza interiore.
Conclusione generale
I Tarocchi Visconti-Sforza rappresentano un vero e proprio crocevia tra arte, storia, gioco e simbolismo. La loro sopravvivenza non solo ci permette di ammirare l’estetica e la raffinatezza del Quattrocento lombardo, ma testimonia anche l’evoluzione di un oggetto ludico in uno strumento culturale e spirituale. Ancora oggi, questi tarocchi sono studiati da storici dell’arte, appassionati di esoterismo e collezionisti, a testimonianza di un’eredità che continua a incantare e ispirare.
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